Memoria discorso Commissione Cultura – 3 novembre 2021

⚠️⚠️Ieri, 3 novembre, RES ha partecipato all’Audizione per gli operatori della cultura presso la VI Commissione Cultura della Regione Veneto al fianco delle più significative imprese culturali del Veneto tra le quali: Agis, Stabile, Arteven, Teatri Vivi, Operaestate etc.
Dopo 18 mesi di pandemia, decine di incontri e riunioni, proposte, documenti, relazioni e soprattutto il lavoro costante di migliaia di lavoratori dello spettacolo per mantenere il legame con i territori la Regione Veneto ha presentato un bilancio Cultura con un taglio lineare del 15% ⚠️
Un ulteriore taglio ad un bilancio culturale già ritenuto ridicolo..
⛔La Regione Veneto è la quinta economia per PIL procapite in Italia, ma agli ultimi posti per investimenti in Cultura: circa 1 € per abitante.
Una situazione inaccettabile, un dissesto culturale che permane da anni del quale, nelle sedi ufficiali, si è sempre poco discusso per timore di ulteriori tagli.
Durante l’Audizione abbiamo parlato con chiarezza e con forza della situazione e, dopo aver ascoltato noi e le altre realtà presenti, l’Assessore Corazzari è uscito senza commentare.
Una scena umiliante, ma non per gli operatori: noi restiamo a testa alta a presidiare i territori.
L’umiliazione è per queste politiche che, in quasi due anni, non ha fatto praticamente nulla per il settore.
🗣RES era presente all’incontro, qui sotto il discorso del Presidente Filippo Tognazzo:

 

AUDIZIONE VI COMMISSIONE REGIONE VENETO

3 novembre 2021

 

Egregio Assessore Corazzari, Stimatissima Sesta Commissione Cultura.

ecco cosa sta succedendo in questo momento nella nostra regione.

 

E ve lo racconto da operatore, ovvero da chi, in prima persona opera nei territori.

 

Quello che io e che molti colleghi vediamo tutti i giorni sono ragazzi adolescenti che faticano a guardarsi negli occhi, ragazzi in perenne disagio, giovani che non riescono ad esprimere quello che provano, che non riescono a tradurre in nessuna forma che non sia la rabbia quello che sentono.

 

Vediamo anziani rinchiusi in casa per paura di un mondo che non riescono a comprendere.

Vediamo periferie abbandonate e piazze vuote.

Vediamo generazioni di cittadini che concepiscono come unica possibilità di incontro e confronto i social network e come unica opportunità di divertimento andare a bere assieme fino allo sfinimento.

Perché, in Veneto, spesso, si patrocina più volentieri la festa della birra che un festival di danza.
Perché la sagra del folpo e il festival goldoniano stanno nello stesso capitolo di spesa.

 

E questo perché siamo, da anni, in una situazione di dissesto culturale.
Non esito a chiamarlo così perché è esattamente quello che sta accadendo.

 

Il veneto è ormai famoso più per i club scambisti che i club di musica jazz.

E questo ha una ragione: investiamo un decimo o un ventesimo delle altre regioni.

Perché non abbiamo l’addizionale IRPEF.

Lo so. E, francamente, mi sembra un risposta passpartout.

 

E quindi?

Rinunciamo alla cultura?

Non ce la possiamo permettere?

 

D’altra parte la Cultura in Veneto è ancora vista come spesa, non come investimento, benché tutte le ricerche di settore del mondo ci dicano l’esatto contrario.

 

E allora il problema non è che non c’è l’addizionale IRPEF, ma che manca un progetto a lungo termine.

 

Investire in cultura significa investire sui territori.

Significa avere cittadini più consapevoli, genitori e insegnanti in grado di leggere ed adattarsi ai mutamenti in corso. Significa offrire alle aziende lavoratori capaci di creare connessioni, comunità in grado di collaborare assieme per risolvere i problemi.

Perché chi fa cultura si occupa di ciò che sta fuori dall’algoritmo: delle persone, in carne ossa. Imprevedibili, fragili, imperfette persone.

Non consumatori, non elettori, ma persone.

Il nuovo governo regionale si è insediato l’anno scorso e proseguirà il suo mandato per altri quattro anni.

 

In questi mesi, grazie all’azione trasversale della Sesta Commissione, è stato avviato un dialogo fra operatori che molti di noi hanno definito “storico”.

Con AGIS abbiamo proposto una legge regionale all’avanguardia.
Perchè a parole siamo bravi.

 

Allo stesso tempo, in questi 12 mesi, se escludiamo i sostegni nazionali, la Regione Veneto ha sostenuto le imprese culturali (bando Unioncamere di febbraio) con circa 1372,00 € a fronte di 16 mesi di pandemia. Attendiamo di vedere il bando REA e aspettiamo sempre con trepidazione il bando da 1M di € per gli extra FUS del quale abbiamo chiesto più volte notizie senza peraltro ricevere mai una risposta.

Perchè a parole siamo bravi, ma, nei fatti, facciamo poco o nulla.

 

Dispiace.

Dispiace soprattutto sedersi ai tavoli con i colleghi delle altre Regioni che ci  chiedono: “ma voi, quante risorse avete?”.

E dopo che abbiamo risposto, sorridono beffardi.

Siamo i “poareti”, gli straccioni.

Umiliante per una Regione che si racconta come “dinamica” e all’”avanguardia”.

Io a quei tavoli, rappresentando parte del sistema veneto, rivivo sentimenti che speravo fossero relegati alla mia adolescenza: l’imbarazzo e la vergogna.

Perchè assieme ai fondi, abbiamo perduto il senso del ridicolo.

 

E dispiace, perché invece vorrei potermi sedere a quei tavoli e dire, con orgoglio, di essere veneto.

 

Ora, dopo quasi due anni di pandemia e un sistema a pezzi, ci troviamo con un nuovo bilancio della cultura al quale sono stati fatti nuovi tagli.

 

Ero presente quando il Consigliere Possamai ha dichiarato in quest’aula che l’Assessore Calzavara ha parlato di “ampi margini di manovra per la cultura”.

E la Commissione VI si era impegnata con una mozione ufficiale.

Che fine ha fatto quell’impegno?

 

E posso testimoniare l’impegno continuo di molti di coloro che sono presenti qui in aula, senza distinzione politica e partitica.

 

Ma, se le risorse si riducono queste, devo desumere che non si tratta più di una questione di risorse, ma di volontà.

 

Ne prendo atto.

La quinta regione Italiana per PIL Procapite è una delle ultime per investimenti in cultura.

Mi sono chiaramente sbagliato: la visione strategica evidentemente c’è.
La Regione Veneto ha deciso di non investire in cultura, se non quella strettamente istituzionale e nei grandi eventi.

Quanto basta per le passerelle e le serate di gala.

 

E allora, Egregio Assessore, mi permetta, se il bilancio della cultura rimane questo io, i colleghi e, mi permetto, anche lei e la Commissione Cultura, usciamo sconfitti da questa stagione.

 

Io e i colleghi per non essere stati in grado di  rappresentare adeguatamente i nostri soci e non essere riusciti a convincere la Regione Veneto ad investire adeguatamente in una delle sue risorse primarie.

Lei e la Commissione in quanto rappresentanti di un asset del quale, a parole, interessa a tutti, ma poi, nei fatti, la Regione Veneto dimostra di non considerare nemmeno.

 

Ecco diciamocelo. La Cultura, in Veneto, non è importante.

La Regione Veneto rinuncia alla Cultura.

La cultura, in Veneto, merita di essere sostenuta con 1€ l’anno per cittadino.

Un’elemosina, come si dà ai mendicanti nelle nostre città.

 

Quella stessa città che i nostri predecessori, investendo per secoli in cultura, hanno reso uniche e conosciute in tutto il mondo e delle quali noi siamo oggi, inadeguati eredi.

Il Presidente di RES

Filippo Tognazzo

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